Bestialità

Dopo la bestialità statistico-sociologica di qualche giorno fa, oggi ne leggevo in rapida sequenza altre tre che mi hanno spinto a scrivere questo post.

Bestialità 1: mi ha ricordato “Cronaca di una morte annunciata” la storia dello stupro inventato dalla povera (a livello cultural-cognitivo) ragazza e della sua ben più povera (a livello cultural-cognitivo) tribù, specie dei suoi membri (nel senso di pensanti col membro) maschi, che hanno visto bene di distinguersi con un bel raid al ROM (premio assoluto per la testadicazzaggine isterica).
La ragazza, dai brevi tratti biografici contenuti nell’articolo, sembra un ottimo esempio del risultato del togliere (o non dare fin dall’inizio) i libri alle donne.

Bestialità 2: a Firenze una bestia ha ucciso degli esseri umani. Sono molto turbato dal pensare che nella culla del rinascimento si possa morire così barbaramente, e profondamente addolorato per le vittime. Sarei stato ancor più sconvolto se fosse stato un essere umano a commettere questo atto così brutale e insensato. Ma chi ha ucciso era solamente una bestia, senza niente di umano.

Bestialità 3: Secondo uno sciamano di una strana tribù un certo Dio ha ucciso crudelmente un uomo innocente per mandare un segnale ad uomo empio. Allora quel Dio, se esiste al di fuori della povera mente dello sciamano, è una grandissima testa di cazzo.


Abominevole

Stamattina ho trovato (partendo da qui) un ottimo contributo al processo di involuzione della specie umana verso la bestia, scritto da qualcuno che ha completato con largo anticipo questo cammino.

Spero che questo testo abbia la massima visibilità e diffusione, lo vorrei vedere incluso nei libri di testi scolastici, dalle elementari ai corsi universitari (c’è materiale per molte facoltà).
Un bambino delle elementari capisce facilmente che la soluzione ad un problema (male alla pancia) non è un problema più grave (martellata sul dito).
All’università si possono passare ore a discutere sulle manipolazioni di dati statistici e lo scambio di relazioni di correlazione con causa-effetto. O sull’accettabilità di ridurre i diritti di una parte di popolazione per un presunto beneficio dell’intera comunità.
Mi preme chiarire sto parlando in termini generali, non dello specifico tema della natalità e della maternità.

Seguendo la logica dell’articolo è possibile concludere, per esempio, che:

  • Togliendo cibo ad un popolo, aumenta la natalità.
  • Infettando un popolo con HIV, aumenta la natalità.

e continuando con quella logica se ne possono fare di tutti i colori.

Spero sinceramente che l’articolo abbia successo e che questo successo diventi un marchio d’infamia perenne per l’autore.