Centocinquanta

Centoquaranta anni fa, in un’Italia bambina di appena dieci anni, il saggio Renato Fucini scriveva:

LXIII.
La fratellanza dell’italiani.

Tutti fratelli! s’è strillato tanto,
Ma fin’ a qui s’è fatto di parole;
Lei di dov’è? “Lombardo e me ne vanto.”
E lei? “Son Fiorentino, se Dio vole.”

Tutti citrulli sèmo (1); e questo è quanto.
Se ci ripenso, quant’è vero ‘r sole,
Dalla velgogna mi si smove ‘r pianto:
Nun credo più nemmeno ‘n delle scòle.

Però ar mi’ bimbo gliel’ho già ‘nsegnato ;
Tieni a mente, ‘ni (2) dissi, siei Pisano,
Pelchè ‘n Pisa t’avemo battezzato .

Ma a Pisa ‘un ci pensa’, te siei Toscano,
Quer “Me ne vanto” poi, mondo sagrato!
Dillo; ma prima di’: “Son Italiano.”

Dianella, 1871.

1. siamo.
2. gli.

Mi sembra un ottimo commento anche per il centocinquantesimo compleanno della mia cara Italia.

È cambiata molto l’Italia in centocinquanta anni? E gli italiani?